Periodico di Notizie Comunali e Culturali
del Centro Occitano di Cultura
"Detto Dalmastro" Edizione online

Tanti anni a Castelmagno












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Tanti anni a Castelmagno

Salìi la prima volta a Narbona quasi quarant'anni fa, insieme a Giancarlo Perempruner. Lui la conosceva bene, anche perché era uno dei tanti luoghi in cui operò Nuto Revelli. Erano i tempi di Gianni De Matteis, Silvio Einaudi... Per me fu un grande scoperta, questo bizzarro villaggio deserto e abbandonato, con ancora tanti segni della vita comunitaria. Scendemmo a far merenda alla Susta, che allora era una semplicissima osteria di montagna, disadorna e perfetta, con una signora gentile che servì gnocchi al Castelmagno, acciughe al verde, frittata con le erbe. Tornai a Narbona più di vent'anni fa, e già non era più la stessa, le case cominciavano a crollare, anche se molti ambienti erano ancora intatti. Nel 1992 fummo invece alla Rocca la Meja, ancora con Giancarlo e Gianfranco Risoli di Cuneo, ascensione tranquilla, tre vecchi amici di buon umore, cui seguì un'altra memorabile merenda sinoira sempre alla Susta, rimodernata ma sempre con buoni cibi. Castelmagno e la val Grana, erano diventati per noi luoghi mitici, insieme all'altopiano della Gardetta immenso territorio libero, deserto e silenzioso (non c'erano ancora tante moto), con la possibilità di fughe e digressioni da una parte in valle Stura, dall'altra in val Maira. Quest'anno, 2013, a novembre, un'altra visita Narbona, con mio figlio Davide fotografo e il collega Bruno Zanzottera dell'agenzia Parallelozero di Milano, giornata tersa con vento forte. Scopo della visita documentare un simbolico villaggio alpino abbandonato, - perfetto nell'organizzazione degli spazi, comuni, di architettura spontanea senza architetti - nell'ambito di un grande progetto sugli insediamenti fantasma in Italia, che sono più di cinquemila, pro- getto che diventerà nel 2014, un grande reportage sull'edizione italiana del National Geographic, un libro e una mostra. Questa volta la salita non è stata per il sentiero che sale dal Colletto, ma in fuoristrada su una pista aperta da poco che raggiunge le frazioni di Valliera e Battuira. Percorso non facile, con tratti vertiginosi, piccole frane, sconsigliabile. Lasciata l'auto al colletto sotto le Rocche la Bercia, si scende per un sentiero da cui s'intravvede in fondo al vallone l'abitato di Narbona. La situazione è ancora più degradata, tanti crolli, i viottoli fra le case, un tempo tutti percorribili, sono ostruiti da pietre, lose, travi crollate, i frassini e ortiche sono dappertutto. Una disperazione.
Al ritorno la sorpresa di incontrare Angelo Artuffo, Flavio Menardi e Beppe Garnerone, non ci si vedeva da anni, che tengono in vita cocciutamente la Vous. Poi di nuovo il rito ai tavoli della Susta, accolti con grande gentilezza da Claudio Castagno, degno erede, in cucina, della madre.
Renato Scagliola


Chi è interessato al progetto "L'Italia dei borghi fantasmi", può visitare il sito web www.parallelozero.com nella sezione "EDITORIAL" sotto la voce "multimedia" trova Ghost villages in Italy, cliccando sulla foto si arriva ad una pagina dove il progetto viene raccontato con un video realizzato interamente a Narbona.


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