Periodico di Notizie Comunali e Culturali
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Maria Arneodo (Surin)












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Maria Arneodo (Surin), ci ha lasciati

Mia mamma Maria, figlia di Pietro (detto Petulin) e Maria Ghio, ci ha lasciati il 30 agosto 2013. Era nata in una stalla in un rigido gennaio del 1923 a Narbona che, come tutte le frazioni di Castelmagno era priva di ogni genere di comfort (il riscaldamento era costituito dal camino della cucina, la rete idrica mancava e l'elettricità non esisteva (per avere un po' di luce alla sera venivano accesi lumini ad olio). Per chi nasceva d'inverno l'unico ambiente della casa in grado di offrire il giusto tepore era la stalla e Lei è nata nella stalla in compagnia di mucche e vitellini (una piccola Gesù Bambina). La vita a Narbona era durissima per tutti grandi e piccini: molto lavoro, pochi soldi, cibo misurato, nessuno svago o quasi. Le difficoltà quotidiane erano tali che per i giovani più intraprendenti il desiderio più grande era quello di andar via da quel luogo, dal fascino malinconico, ma povero di ospitalità. Questo è quanto è successo a Lei, a tredici anni, con il consenso dei suoi genitori, emigrò a Torino. Adattarsi alla nuova vita in città non fu semplice, anche se con meno disagi di prima i sacrifici non mancarono, soprattutto per una ragazzina di quell'età che avrebbe ancora desiderato giocare e studiare, ma questo non le fu permesso perché per mantenersi e mandare qualche soldino alla famiglia, doveva lavorare dalle dieci alle dodici ore al giorno. La volontà, il carattere caparbio e volitivo le permisero di inserirsi in un ambiente, fortunatamente non ostile, ma severo, duro. Ciò ché più patì fu però la lontananza dai genitori, sorelle e fratelli. Il suo cammino non fu facile neppure dopo, a diciassette anni conobbe i pericoli della guerra, a vent'anni nacqui io, a ventidue al termine del conflitto per Lei gl'impegni si intensificarono dovette contemporaneamente gestire il negozio di tintoria, aiutare in laboratorio, badare a me e occuparsi della casa. I sacrifici e i disagi fortificarono ancor più il suo carattere e le diedero la forza di non soccombere alle contrarietà della vita. Pur nel rispetto del denaro fu sempre generosa con parenti ed amici, non fece mai mancare il suo sostegno economico e morale a chi era in difficoltà. Dopo la morte di mio padre, diciassette anni fa, visse per dodici anni in casa sola, completamente autonoma, purtroppo nel 2008 un danno cerebrale trasformò profondamente l'appropriato uso delle parole rendendo difficoltosa l'interpretazione del suo pensiero, che mantenne lucido ed attento.
Da quel giorno la Casa di Riposo Villa Moscati a Peveragno, l'accolse come ospite e l'eccellente trattamento ricevuto le ha consentito di vivere in serenità i suoi ultimi anni. Nei suoi ultimi anni, venuta meno la sua autonomia, si è assoggettata con animo sereno al suo nuovo stato. Valutare con obiettività il percorso di vita di un genitore potrebbe sembrare irriguardoso, ma ritengo che mia mamma sia stata una gran persona per la sua autonomia, capacità, spirito di adattamento e senso del dovere. Ringrazio parenti ed amici presenti alle esequie e tutte le persone che hanno manifestato in altre forme la loro partecipazione. Grazie a tutti coloro che l'hanno conosciuta e le hanno voluto bene. Un particolare ringraziamento lo rivolgo a Graziella sua amata figlioccia, per l'aiuto, il sostegno, la vicinanza e l'affetto, offerti sempre generosamente alla sua madrina, in special modo in questi suoi ultimi anni.

Elìa Rustignoli

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