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LA BAIO DE SAN MANH
Storia e tradizione
Michelino Isoardi, da "La Vous de Chastelmanh" Dicembre/Gennaio 2000/2001,
"Notizie sulla Baio negli ordinati di Castelmagno 1777-1792" Tratto dalla ricerca di Flavio Menardi Noguera
Nel “Propositario della Comunità” (Ordinati, delibere e verbali del Consiglio Comunale dal 1777 al 1792, Archivio Storico di Castelmagno, Serie 1, Parte I, n°4) si rintracciano le seguenti notizie relative alla bahio. Il Consiglio Comunale (all’epoca composto da tre consiglieri di cui uno facente le funzioni di sindaco) stabiliva ogni anno, pochi giorni prima della festa di San Magno (19 agosto), i nomi dei componenti la bahio (badia).
I verbali di “Stabilimento degli Ufficiali della Bahio” per gli anni 1777,1778,1779, riportano 16 nominativi (11 gli effettivi) così distinti:
-   4 Ufficiali di cui il primo è l’Abbà, capitano del corpo, il secondo il Luogotenente Abbà, il terzo il Sergente Abbà, il quarto il Caporale Abbà
-   5 “Soggetti che sonosi nominati per componimento del corpo”
-   5 Soldati (“soldati da promuoversi”);
-   1 Bombardiere negli elenchi del 1777 e 1778)

I soggetti prescelti ricevevano comunicazione dal messo comunale con ordine di “eseguire gli opportuni precetti della solita adunanza nella prossima Solennità di S. Magno”.

Confrontando gli elenchi che riportano nome e cognome e patrimonio di ognuno dei soggetti prescelti, si osserva che, pur senza assoluto rigore, veniva applicato un meccanismo di promozione a rotazione per cui i “soggetti nominati per componimento del corpo” di ogni anno, venivano “confermati” in quello successivo come “Soldati” e in quello ancora seguente come “Ufficiali”. In questo modo, molti se non tutti, avevano prima o poi l’onore di far parte della bahio. Non è esplicitato invece il criterio di scelta dell’Abbà, il capitano.
Il Consiglio si preoccupava anche della divisa del corpo della bahio come dimostra un altro ordinato (28 settembre 1791) in cui si delibera l’acquisto di quattro piume ”inservienti agli Officiali di detta Badia”.
Da segnalare ancora il fatto che la bahio all’epoca, differentemente da oggi, non aveva solo una funzione coreografica ma anche e soprattutto il compito di mantenere l’ordine pubblico.
In altri ordinati, si menzionavano le “pertinaci risse” che regolarmente scoppiavano nel corso della festa di S. Magno ad opera dei soggetti più esagitati, e più di una volta il Consiglio pensò di stipendiare veri e propri soldati per affrontare il problema.
Tutto fa dunque presupporre che nell’organizzazione della festa si seguissero ”da tempo immemorabile”, come dicono gli stessi ordinati, regole ben codificate e non è escluso che ulteriori indagini nei documenti dell’Archivio Storico possano contribuire in futuro a ricostruire con maggiore precisione.
“Simili problemi persistevano un secolo più tardi, come affermava Don Bernardino Galaverna nei suoi “Cenni storico-tradizionali intorno a San Magno martire tebeo ed al paese e Santuario di Castelmagno” del 1894 allorché ricordava “giovinotti di primo pelo, di spiriti bollenti, preso tratti fuor di sé dal fumo del vino ….”
Gli stessi dati si possono ritrovare sul libro di Don Bernardino Galaverna(edito nel 1894); ultimo capitolo- Appendice sulla badia di S. Magno.
Don Galaverna afferma di non essere riuscito a trovare l’epoca precisa in cui fu istituita la bahio. ”Fu sempre costume che a questo ufficio venissero eletti uomini assennati e d’età provetta anziché no.
I dodici membri durano in carica un triennio, ed ogni anno, cessando i quattro più anziani, ne vengono eletti quattro altri dal signor Sindaco nel giorno dell’Assunta. Nella festa di S. Magno hanno tutti la propria divisa, che consiste in un bastone ferrato, detto picca o alabarda, ed in un pennacchio, o meglio piumino, essendo di piume preziose, di colore per lo più rosso e di tre maniere diverse. I quattro ultimi eletti hanno sul cappello un pennacchio a cono, come quello dei carabinieri, colla parte superiore rossa, il mezzo bianco e la base azzurra. Gli altri quattro lo portano fatto come quello dei bersaglieri, e da un lato del cappello, ma di color verde, con un fiocco rosso nel mezzo. Finalmente il piumino dei quattro più anziani è di color rosso con una penna verde, di forma allungata che, a guisa di corona attornia il cappello. Tutti portano sul petto una coccarda o nappa, ed alcuni nastri di vario colore (es livrees) legati alle alabarde.
I quattro più anziani sono detti Abà, parola che significa grande o capo, e tra loro d’accordo ne eleggono uno che funzioni da primo Abà, ossia primo capo. Costui solo ha diritto di andare su per la chiesa col cappello in testa, non può portare l’alabarda, e nella processione e nei giri attorno al Santuario segue immediatamente il secondo Abà, che porta lo stendardo di S. Magno. E’ da notare che il primo Abà  e quello che fa gonfaloniere non possono mai essere tutti e due della medesima parrocchia, ma uno di Sant’Anna  e l’altro di S. Ambrogio.
Anzi, a portare lo stendardo si preferisce sempre un membro della giunta municipale, od almeno un consigliere del Comune (più precisamente, uno, che scada in quell’anno da Consigliere).
I suddetti quattro anziani devono pagare il pranzo per sé e per gli altri otto compagni, provvedere a proprie spese i nastri per le coccarde, che si distribuiscono a tutti i membri della bahio, al Sindaco ed ai Consiglieri della Giunta col
Segretario, ai quattro massari del Santuario, ai Parroci delle due parrocchie, al signor Predicatore, e talvolta al sacerdote che celebra la messa detta della bahio. Oltre a queste spese, nei tempi passati, i medesimi pagavano ancora il pranzo per la banda musicale. Quanto allo scotto della Giunta, questo è corrisposto dal Comune.
Il giorno di S. Magno, un po’ prima delle nove, fatta colazione, il corpo della bahio in divisa propria al suono della banda, fa un giro attorno al Santuario, precisamente nel sito ove si farà la processione. Quindi entra in chiesa per assistere alla messa letta, che dicesi della bahio, durante la quale i musicisti eseguiscono alcune sinfonie.
Circa le dieci poi si entra in chiesa, e si ordina ogni cosa per la processione, nella quale vien portata la reliquia e la statua di S. Magno.
Questa processione, a cui prende parte il Sindaco in divisa propria, coi quattro consiglieri anziani ed il Segretario, è forse il più attraente della festa per l’occhio del forestiero. In essa il buon ordine è mantenuto dal corpo della bahio, disposto per ordine di anzianità, cioè in modo che i più anziani restino gli ultimi, presso il clero. Terminata la processione, comincia la messa solenne, infra la quale ha luogo il panegirico di S. Magno. All’offertorio, i membri della bahio e della Giunta escono di chiesa coi musicisti, per riordinarsi in processione sotto lo stendardo di S. Magno. Rientrano al suono degli strumenti musicali e si presentano al bacio della reliquia, sostenuta dal sacerdote celebrante, in mezzo all’altare, con quest’ordine: 1° i quattro Massari del Santuario;2° il Sindaco con gli Assessori ed il Segretario Comunale; 3° il primo Abà col cappello in testa; 4° il secondo Abà portante lo stendardo; 5° gli altri due Abà anziani; 6° gli altri otto per ordine di anzianità. Ciò fatto, continuasi la messa, ed i musicisti, che erano venuti fin presso la balaustra, si ritirano all’orchestra. E’ da notarsi, che anticamente all’offertorio della messa, baciandosi anche dal popolo la reliquia, facevasi un’offerta, ossia elemosina, che dividevasi poi fra i due parroci del luogo, quale retribuzione dei servigi prestati al Santuario, come ricavasi da un’antica carta dell’archivio parrocchiale di S. Ambrogio. Alla sera prima del vespro, il corpo della bahio, accompagnato dalla musica, fa un altro giro attorno al Santuario nel sito ove passò al mattino la processione. Quindi si rientra in chiesa, e si assiste ai vespri solenni, seguiti dalla benedizione del SS. Sacramento. Finalmente, dopo le funzioni di chiesa, la bahio gira ancora nove volte (Questi giri dovrebbero essere solamente sei, com’era una volta. Eseguito il primo, gli altri cinque danno luogo al cambio dei cappelli  e del gonfaloniere, e per tal modo, coi tre precedenti, si ha la cosi detta novena).
font-weight:normal'>Attorno al Santuario, sotto il porticato, accompagnata dalla bahio, che mette ancora una volta a dura prova i polmoni, al fine di non esser posta in dimenticanza per la festa dell’anno seguente.
Il terzo documento non aggiunge ulteriori informazioni, ma per dovere di cronaca credo sia necessario citarlo, esso è tratto dalla rivista “Cuneo Provincia Granda”; Anno XL VII-N.3; ottobre 1998. Testo di Enrico Bertone con una precisazione: questo capitolo è una parte del volume”Con la spada e con la croce-Antiche feste delle Alpi Cozie”-dello stesso autore.
…i membri duravano in carica tre anni e poi uscivano dalla bahio e al loro posto ne venivano nominati altri dal Sindaco nel giorno  dell’Assunta; in epoche più recenti i membri venivano richiesti dall’Abà. … Tutti gli altri portavano le alabarde che erano ornate  da levrees, i nastri colorati che venivano donati dalle spose agli invitati nel giorno del matrimonio.
E per l’elemento coreografico, quali erano i ricordi di chi aveva visto la Bahio nel pieno delle sue funzioni e del rispetto e considerazione di cui godevano i suoi componenti? Dai ricordi di mio padre, pur conscio degli enormi cambiamenti avvenuti negli ultimi tempi, si informava chi era il 1° Abà, chi avevo portato”lou drapò” e se c’erano dei nuovi componenti: così tanto era stimata la “Bahio”!!
Ai suoi tempi la nomina dell’Abà e del porta-drapò avveniva verso le otto del mattino sotto i portici e davanti all’entrata del Santuario. Stabilito il ruolo, i componenti andavano in sacrestia dove legavano alle alabarde “es levrees” e secondo il grado ricoperto ornavano il cappello.
Terminati tutti i festeggiamenti, a quel punto avveniva il passaggio delle consegne fra chi lasciava e chi prendeva servizio con lo scambio dei cappelli. Era una cerimonia di grande interesse e curiosità e si diceva additando le “reclute”: “Sas, achiei a chi l’an che ven soun commandò d’Bahio!”. Punti in più per i giovanotti nella considerazione paesana. Ho avuto conferma negli anni ’80 di quanto fosse bello e caratteristico il cambio delle consegne dal prof. Bep Rous dal Jouve. Queste le sue parole:” Mio nonno, marghier a Viribianc, mi aveva portato alla festa di S. Magno. Ero piccolo, forse per questo mi avevano impressionato quegli uomini con tutti quei pennacchi, ma soprattutto il cambio fra chi lasciava e chi entrava in servizio. Era una cosa molto bella e seria!”
Ora che tutto quel cerimoniale è andato in disuso, immagino che non sia stato altro che una copiatura del cambio della guardia militare. A furia di sentir parlare di Legione Tebea dagli ecclesiastici, e servire lo stato come alpini, fanti e bersaglieri lo spirito militare era entrato fin nelle casseruole e non c’è da meravigliarsi che almeno nelle parate, anche da borghesi se ne seguissero le regole!

Michelino Isoardi                                                                                                                         (continua)

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