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Gli Asini nella media e alta Valle Grana












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Gli Asini nella media e alta Valle Grana

Quando Angelo Artuffo mi ha chiesto se volessi scrivere un pezzo sugli asini in Valle Grana mi sono sentito onorato e, subito, il mio pensiero è andato indietro nel tempo, a quando da ragazzo andavo in visita agli zii Chiaffredo (Ce) e Maria (Marieto) alla borgata Nerone di Castelmagno. Ricordo bene, tanto se non tutto, anche certi odori, luci, colori di quel tempo e quel luogo. Ricordo bene gli zii, la loro dignità nella concreta semplicità di una esistenza ai margini anche della più nascosta montagna. Avevano un'asina, grigia e bianca di mantello, nella stalla adiacente alla cucina. La fotografia, pubblicata su Stampa Sera, ha fermato un momento che mi piace ricordare, sintesi di rapporto stretto con gli animali in stalla, di condivisione di spazio e tempo. Infine anche di affettività, come non poteva essere altrimenti, allora come ora, seppure il tempo passato nel volgere di quarant'anni ha visto radicalmente modificate le modalità dell'allevamento in montagna, come della vita umana. In questo territorio, un tempo non lontano l'asino, e il mulo, erano animali da soma, allevati per il trasporto di carichi, concreto aiuto ai montanari. Oggi, in Valle Grana e non solo, l'asino vive frequentemente allo stato libero, pascola, non trasporta altro che se stesso.
L'asino accompagna l'umana esistenza sin dai tempi più antichi e mirabili sono le sue rappresentazioni nell'arte. Nel solco della cultura materiale, sulla quale si sono intrecciati i percorsi della civiltà rurale e urbana, l'asino diventa rievocazione storica a San Pietro di Monterosso Grana, dove nel centinaio di "babaciu" figura il gruppo con un montanaro che conduce un asino al traino del carretto. Certo, dagli animali si riceve tanto, anche se non tutti lo percepiscono.
Ho incontrato Anselmo Rosso, l'ho visto abbracciato all'asinella Randoulino. Anselmo, le cui origini sono della borgata Alburnè Soprano di Monterosso Grana, vallone di Sancto Lucìo de Coumboscuro, ha due asine, madre e figlia, rispettivamente Camilla, di 5 o 6 anni, e Randoulino, nata tra primavera e scorsa estate. Le ho incontrate salendo alla borgata, pensando di trovarle entro un recinto. Invece, appena giunto sul luogo mi si sono fatte incontro, sbucando tra le case disabitate della borgata; bellissimo l'incontro in una recente mattina d'autunno, la prima neve ancora al suolo e i due asini beati al sole. Poco dopo mi ha raggiunto Anselmo, le asine immediatamente hanno riconosciuto il padrone, l'hanno avvicinato ragliando, certe dei bocconi che avrebbe avuto con sé. Così è stato piacevole vedere le asine sbocconcellare i tozzi di pane secco sul selciato. Poi è stato quasi un gioco assistere alle scene di reciproco scambio di attenzioni, carezze sul vello lungo del puledrino e su quello della madre, più corto e incomparabilmente più polveroso in seguito alle rotolate della piemontese, caratteristica "biava". Anselmo sale con frequenza alla borgata, le asine non hanno alcun problema particolare da risolvere per il proprio sostentamento, vivono in libertà girova-gando a piacimento. Durante la bella stagione sono frequenti gli incontri con villeggianti ed abitanti di ritorno all'originaria casa. Ed è un girotondo di festa, tra carezze, sorrisi e bocconcini per i docili animali.
Lo scorso anno Anselmo aveva 9 asini in stalla e ricorda che un puledro è scomparso, senza lasciare alcuna traccia; un eventuale predatore avrebbe certo lasciato evidenti segni, senza considerare che la madre avrebbe avuto un ruolo determinante nella difesa del cucciolo.
Alla borgata Levata di Monterosso Grana vi è una coppia d'asini grigi e crociati, maschio e femmina, rispettivamente Zorro, nato nel 2000, e Sari, nata nel 2008. Appartengono all'Azienda agricola di Remo Giordano, estesa su circa 50 giornate piemontesi (circa 19 ha), che nel luo- go offre anche ospitalità con l'agriturismo. Una vocazione la terra, con l'imprescindibile convivenza con il bestiame in stalla. I due animali hanno passato tutta la bella stagione all'aperto, al pascolo con 4 bovini sui prati circostanti l'edificio dove ha sede l'agriturismo. Di passaggio con la bicicletta mi sono fermato più volte ad osservarli e, compiaciuto, ho fotografato.
Livio Giordano, il padre del conduttore, raggiunge quotidianamente la coppia di asini, ora tenuta entro un recinto con riparo dalle intemperie dell'inverno. Livio, una vita professionale di bancario ed ora in pensione, ha scoperto il piacere del contatto diretto con gli animali e le sue quotidiane visite alla coppia d'asini è annunciata dal tipico raglio al momento dell'arrivo, in segno di saluto. Un rapporto stretto, di condivisione del tempo e degli eventi; Sari è stata fecondata più volte da Zorro, purtroppo la gestazione non è mai andata a buon fine. Racconta Livio che in qualche occasione gli asini hanno lasciato il pascolo prendendo la strada che scende al centro del paese, raggiungendo la piazza centrale, dove sono stati poi ripresi e ricondotti al recinto.
Al Bourgat di Monterosso Grana vi sono due altri asini, Viola e Genepì, entrambi col caratteristico segno crociato al garrese, allevati e accuditi con cura nella stalla di Doriana Isoardi e Danilo Scanavino. Doriana racconta che sono il sogno della sua vita, coronato nel 2007 quando ha acquistato Genepì da una stalla di Robilante, 5 mesi d'età, salvandolo dal macello e da una esistenza segnata da maltrattamenti. Cresciuto benissimo, è stato castrato per ovviare al richiamo sessuale che lo portava a ferirsi alle zampe, lacerando la pelle a morsi. Due anni fa si è aggiunta Viola, acquistata a Peveragno all'età di 5 mesi, asina con pelo me- dio lungo che era nettamente biondo e focato ed oggi ne mantiene tracce evidenti. Vivono in un bel recinto a prato alberato, con un ricovero coperto all'aperto e una confortevole stalla al riparo dal gelo invernale.
Ancora nel territorio di Monterosso Grana, in località Cassinetta, lungo il torrente Grana, dimorano i tre asini dell'Azienda agriturismo Il Falco, di Bruna Martini. Provenienti da una stalla di Busca, hanno mantello di colore bruno e sono di taglia medio piccola; un maschio, di circa 6 anni, di nome Johnny, dal temperamento irascibile, quindi il figlio di questi, detto Mario, di due anni d'età, e una giovane femmina, ancora senza nome. Ora sono allevati in stalla, mentre durante la bella stagione vivono liberi entro i limiti dell'azienda.
Daniele Garnerone Continua nel prossimo numero


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