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SERGIO ARNEODO












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SERGIO ARNEODO
Car Amis 'es mort moun paire


Il messaggio che Mauro mi ha inviato il 30 ottobre mi ha gelato: così scarno e così drammatico.
Sapevo che "lou magistre" da qualche mese non stava bene però con questi Personaggi, così carismatici, si ha sempre la sensazione che il tempo si sia fermato.
Ho avuto grande considerazione per Sergio Arneodo, che ho conosciuto quando ancora ero bambino e lui già Sindaco, perché attratto dalla sua immensa cultura e incuriosito dalla missione che si era dato. Si, ho sempre pensato che la Sua frenetica attività celasse una missione: quella di ridare una propria dignità alla gente della nostra Valle e, più in generale, di consentire alla popolazione di queste montagne po- vere, di non considerarsi come degli emarginati aiutandoli invece a diventare protagonisti attivi del proprio futuro. E per raggiungere questo obiettivo è partito dalla parlata chiarendo che non era un dialetto ma una vera lingua, quella stessa lingua adoperata da Dante, insieme all'italiano ed al latino, per scrivere la Divina Commedia. Quale onore!
Dunque la nostra parlata era una lingua nobile e nobili erano di conseguenza le persone che la parlava- no. Ricordo i Suoi primi testi in provenzale e le persone anziane che non ne capivano il significato, eppure parlavano lo stesso idioma, questo era scritto, quello tramandato oralmente di padre in figlio. Sergio, basta il nome, noto in tutta Europa, partendo dal solo legame linguistico, ha cercato di ricostruire un contesto ambientale ricco che permettesse alla popolazione locale di individuare una diversa possibilità di lavorare per vivere in modo onorevole nella propria borgata. Di qui le prime poesie e prose in provenzale, il laboratorio di scultura, la scuola. Se sia riuscito nella Sua missione lo lascio giudicare da altri, certamente si è speso per questo nobile scopo. Io accomuno la missione di Sergio a quella del nostro amato Sindaco Gianni De Matteis che, partendo da posizioni ben diverse, ha messo a disposizione tutto il Suo sapere e tutte le Sue conoscenze per dare un futuro al territorio di Castelmagno, perché esso non diventasse un luogo dimenticato da Dio e dagli uomini. L'idea di ottenere la denominazione di origine per il pregiato formaggio locale è grandiosa, ancor di più perché pensata trent'anni fa. Certo le opportunità devono essere colte, altrimenti non resta che il lamento.
Però la lamentazione non era di casa nelle nostre Vallate perché la gente aveva una dignità morale di altissimo valore ed "i piuravela" erano derisi. Ho la sensazione che la situazione sia oggi profondamente cambiata grazie alla politica che ha introdotto il pensiero che il pianto porti sempre qualche contributo pubblico. Se questo è il futuro, allegria.
Nel breve arco di un quinquennio due persone illuminate e di grande spessore hanno lasciato la nostra Valle e purtroppo non vedo all'orizzonte una nuova figura in grado di sostituirli. E questo vuoto non mi lascia per nulla tranquillo.

Giorgetto Amedeo


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