Periodico di Notizie Comunali e Culturali del Centro Occitano di Cultura "Detto Dalmastro" Edizione online

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STORIA DI CASTELMAGNO

Abbiamo rintracciato le parti mancanti del volumetto e con esso l’autore:
Don Bernardino Galaverna. La sua pubblicazione risale al 1894.

Segue dal numero precedente

VIA TENUTA DALLA LEGIONE  TEBEA

Il Baldesano ed altri, seguendo la cronaca anonima del monaco di Agauno, dissero che, cominciata già la persecuzione, si era sollevata nella Gallia, detta ora Francia, una rivoluzione contro l’impero romano per causa delle gravissime imposte che si facevano pagare al popolo. Gli autori della sollevazione si fanno due capitani, Amando ed Eliano, ch’eransi posti alla testa d’una moltitudine di contadini detti Bagaudi e Saccaridi. Il qual nome non significa già un popolo che così si chiamasse, ma piuttosto una turba di malcontenti; perché in lingua bretone bagàd vuol dire tumulto o rivoluzione. Il pericolo era grande e poteva farsi maggiore, se tardato si fosse a provvedervi. Quindi Massimiano, presi gli accordi con Diocleziano, si incamminò con forte esercito da Roma verso la Gallia. Ma per essere meglio agguerrito, aveva fatto venire dalle parti d’Oriente una legione Tebea composta di veterani valorosissimi e sperimentati in ogni sorta di militari esercizi. Vogliono i suddetti storici, che coll’armata l’imperatore sia passato per Torino, e di qui, avviatosi per la Valle d’Aosta, abbia traversato il monte Gran San Bernardo, e sia venuto a fermar l’esercito a piè del medesimo, dalla parte della Gallia Transalpina nella grande, bella e fertile pianura di Ottoduro, che or chiamasi Martigny nel Vallese. Però l’eruditissimo Ducis, ripudiando come poco autorevole ed interpolata la leggenda anonima, segue altra via. Stabilisce dapprima che nessuna legione Tebea potè combattere i Bagaudi, pel semplice motivo che all’epoca della sollevazione di costoro (anno 286 d.c.) non esistevano per anco legioni di tal nome. Infatti, benché l’anno 287 Diocleziano fosse già stato a combattere in Egitto, fu però solo dal 296 al 298 che, sollevatasi di nuovo questa provincia, Diocleziano stesso e Massimiano Galerio la riconquistarono coll’armi, e ad impedire altre ribellioni, arruolarono tutta la gioventù e forse anche tutti gli uomini atti alla guerra. Gli è di questa maniera che formaronsi in Egitto parecchie legioni, le quali da Tebe furono dette Tebee. Dai quadri poi dell’esercito imperiale di allora si ricava che di queste legioni, tre portavano il nome di Diocleziano e tre quelle di Massimiano l’Erculeo. In seguito allo sterminio di quella d’Agauno, che era la Secunda Maximiana Thebaeorum, il numero si ridusse a cinque, ed anche al principio del quinto secolo, cinque sole ne troviamo di quel nome. Ciò premesso, appoggiandosi alle leggi firmate da Massimiano Erculeo, prova che il viaggio delle legioni per recarsi nelle Gallie non fu per l’Italia, ma lungo il fiume Danubio, cioè pei territori dell’Austria-Ungheria e della Germania attuale. Dice infatti che Massimiano Erculeo nel 302 trovavasi a Sirmio (Sirmich) nella Pannonia (Ungheria), poco lungi dalle rive del Danubio, ove firmò il 21 gennaio la legge “Cum patrem” e il 27 aprile quella “Pro oneribus”. Frattanto Massimiano Galerio, che faceva la guerra ai Persiani, vinse completamente Narsete, e ciò permise a Diocleziano di mandare ad Erculeo suo collega alcune legioni Tebee, per aiutarlo contro i Quadi e i Marcomanni, che con altre bande germaniche molestavano l’impero e già assediavano Aquilea. A Diocleziano poi conveniva assai di tenere queste legioni lontane dalla Tebaide per la ragione detta più sopra. Così Massimiano potè avanzarsi verso Occidente sulla linea del Danubio, delle Alpi e del Reno, per contenere i barbari colla sua audacia ed abilità. Le legioni, che partirono dalla Siria certamente prima che fosse bandita la persecuzione, dopo un viaggio di circa tre mesi, poterono raggiungere l’imperatore a Colonia verso la fine di luglio. E’ infatti in questa città medesima che Massimiano il 5 agosto del 302 firmò la legge “Si inter virum et uxorem”, e qui pure ricevette la notizia d’una nuova rivolta dei Mori in Africa. Quindi, essendo stata sottomessa la Gran Bretagna ossia Inghilterra da Costanzo Cloro, questi poteva ritornare a custodirsi le rive del Reno, a Massimiano Erculeo andare alla difesa della sua provincia d’Africa. Dovette dunque partire in sul finir di agosto da Colonia, ed in sedici giorni circa, senza troppo affrettare la marcia, giungere ad Ottoduro. Prima però della partenza ricevette ancora e pubblicò l’editto di persecuzione contro i soldati cristiani, e quivi stesso molti ne fece morire il 25 agosto. Ma tale crudeltà, avuto riguardo al prossimo viaggio, fu imprudenza; poiché favoriti dal movimento delle truppe, 500 altri, disertando, per vie diverse si diressero alla volta d’Italia. Presso Basilea poi, la via pretoriana, lasciando il corso del Reno per volgere a mezzodì verso Soloduro (Soleure), rese facile ad altri la fuga. Finalmente, nelle cinque ore di viaggio, che corre da Soloduro a Ottoduro, ebbe luogo un’altra diserzione. Di conseguenza si comprende come gran numero di soldati Tebei siano stati martirizzati qua e là, principalmente nell’alta Italia. E quindi pure si vede non esser priva di fondamento la costante tradizione del martirio di San Magno sui monti di Castelmagno. Ma di questo si parlerà più innanzi.


OTTODURO, ossia MARTIGNY

E’ questa una pianura abbastanza spaziosa, dice il Baldesano, circondata di montagne e resa fertile da molti corsi d’acqua che la irrigano. Qui Sergio Galba, luogotenente di Giulio Cesare, avea sconfitto un’armata di 30.000 uomini che si erano uniti per distruggere i quartieri o alloggiamenti dei romani, ed uccisone 1/3, avea demolita la città, che fu riedificata pochi anni dopo. In questo luogo, essendosi fermato Massimiano Erculeo, stanco dal viaggio (Itinere fessus) per ottenere facile l’attraversata delle Alpi, dedicò con grande solennità un altare agli Dei adorati sul monte Pennino o Gran San Bernardo; cioè ad Ercole, suo protettore e a Giove, protettore di Diocleziano, che superbamente si faceva chiamare Giovio. Questo proverebbe una volta di più che il viaggio fu dalla Gallia verso l’Italia, e non viceversa; perché in caso contrario, il sacrificio, secondo i libri rituali sibillini, avrebbe dovuto farsi dalla parte d’Aosta, prima di intraprendersi la salita del Pennino. Dicendo Sant’Eucherio che si volevan destinare i soldati a massacrare la moltitudine dei cristiani (Ad dilaniandam christianorum multitudinem), e dal modo d’agire di Erculeo, apparendo ch’egli era ben lungi dal sospettare tanta resistenza nei soldati Tebei; sembra che quella moltitudine di cristiani destinati al macello, fossero gli abitanti stessi di Ottoduro. Infatti la predicazione dell’Apostolo San Pietro nella valle d’Aosta, non che ad Ottoduro e al di là poggia su prove abbastanza solide, come può vedersi presso il Ducis e presso gli autori da lui citati. Anzi, dell’antica Tarnade, a cui succedette l’attuale San Maurizio d’Agauno, si legge su d’un monumento, che era cristiana fin dall’anno 68.

Continua.


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