Periodico di Notizie Comunali e Culturali del Centro Occitano di Cultura "Detto Dalmastro" Edizione online














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27 APRILE 1944
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CHASTELMANH
Paìs Ousitan
Ousitanio que es acò’
(cos’è l’Occitania)
Ecomuseo e laboratorio
Etnografico permanente
di Narbona
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DE LA VOUS


 

Garavelli Massimo,
direttore del Parco Naturale del Gran Bosco di Salbertrand ci ha fatto pervenire una pubblicazione dal titolo ” lu travau du b? a Salbëlträn” ( l’economia boschiva a Salbertrand)…Un viaggio a ritroso nel tempo, accompagnati dalla formidabile memoria di Oreste Rey, attraverso ciò che per secoli ha rappresentato l’elemento economico trainante della comunità salbertrandese. Il volumetto scritto bilingue, occitano-italiano illustra gli strumenti e le tecniche usate dai boscaioli del posto. Un mestiere scomparso, rivisitato attraverso disegni al tratto e testimonianze di chi ha fatto quel mestiere per tutta una vita.
Il testo è disponibile presso il nostro Centro Culturale

 

Abbiamo ricevuto il numero 9/12 del 2007 della rivista bilingue, italiano-mòcheno LEM, Culture e Minoranze in Europa, edita dall’Istituto Culturale Mòcheno con sede a Palù del Fèrsina-Trento.
La rivista è corredata da splendide fotografie a colori che illustrano gli articoli rivolti ai musei etnografici di Sappada, Guardia Piemontese (Occitania) in Calabria, arbëreshe della Calabria e della Basilicata. Interessante lo studio su “la capra pezzata mochèna

 

L’Istituto Storico della Resistenza di Cuneo,
su richiesta del Centro Occitano “Detto Dalmastro” ci ha inviato
l’edizione aggiornata di ” VITE SPEZZATE”: i 15.510 morti nella guerra 1940-45, un censimento in provincia di Cuneo. La voluminosa raccolta, frutto di lunghi anni di ricerca elenca in ordine alfabetico tutte le vittime. Questa edizione con l’introduzione di Giorgio Rochat è stata pubblicata con i relativi aggiornamenti nell’aprile 2007.
L’opera è consultabile presso il nostro Centro.

 
E’ uscito a novembre 2007 il numero 62 de “lou temp nouvel”, quaderno di studi occitani alpini che aveva avuto come direttore responsabile Gianni De Matteis ora sostituito da Osvaldo Bellino. In questo numero oltre al ricordo di Gianni da parte di Beppe Garnerone segnaliamo un’interessante studio di Almerino De Angelis sulla cartografia della Valle Varaita dal 1500 ai giorni nostri e le canzoni di Barbo Chezarin e Barbo Barnadin Levet: Vouai que rigoulado e la Bahìo d? l’Ubac d? Fraise, a cura di Gianpiero Boschero.
 
Segni di Identità GENTI E NATURA DELLE ALPI
edito dal Centro di Ecologia Alpina di Trento.
La rivista semestrale, illustrata, riporta in dettaglio una sintesi sulle pubblicazioni riferite alla cultura alpina. Segnaliamo tra l’altro la rubrica: MATRIARCATO E MONTAGNA in cui vengono segnalati due testi che si soffermano sul ruolo della donna nei percorsi di sviluppo in contesto alpino: Le Donne della Medicina e l’Altro Motore dell’Economia Alpina: il ruolo e il lavoro delle donne.
 
Il bimestrale “Cheese time”
che tratta il settore caseario italiano, con un occhio di riguardo alle produzioni realmente tipiche e i prodotti alimentari di qualità si sofferma sulle problematiche del comparto. Da segnalare “quale zootecnia per quale formaggio? “Quando incontrate un formaggio chiedetevi sempre da quale mondo provenga e come siano stati alimentati e che vita abbiano vissuto o subito gli animali interessati”. Figlie di una genetica spinta, punturate sin dalla nascita, le bestie della zootecnia intensiva subiscono un’alimentazione mirata non al benessere animale bensì alla massima produttività. Che prodotti possono darci?
 

La Valaddo,
organo trimestrale dell’omonima Associazione Culturale della Val Chisone riporta una ricerca a puntate sulla Croce di Tolosa di Jean-Luc Bernard di Aix en Provence che dice tra l’altro:“Questo emblema è stato oggetto di numerose ipotesi sul suo significato simbolico. Occorre immediatamente precisare che non ha nulla a che vedere con l’iconografia cristiana. Il simbolo della croce sembra essere solare: i quattro bracci rappresentano le stagioni e ogni punto raffigura un mese dell’anno, ma anche uno dei segni zodiacali……..”.

 
PROVINCIA OGGI,
il mensile delle aziende cuneese, edito dal C.S.I. dedica un’intera pagina all’azienda Bordiga, produttrice di rinomati liquori, di Cuneo, fondata dal cav. Pietro Bordiga nel 1888. Bordiga è stato un nostro fornitore di sementi di genepy all’epoca del giardino sperimentale dei Quiabart-San Magno nel lontano 1977. Oggi ha creato un nuovo prodotto denominato “Genepì Occitan” che viene coltivato fra i 1800 e i 2400 mt s.l.m. nelle nostre vallate. Lo scopo dichiarato è quello di aumentare la produzione del coltivato in quota per arrivare ad un prodotto finale di sempre più alto livello. Dal 2002 sotto l’egida dell’Assessorato alla Montagna della Regione Piemonte è nata l’Associazione del genepì delle valli Occitane piemontesi.
A Castelmagno il Consorzio Terre di Castelmagno da
alcuni anni coltiva e dallo scorso anno produce un ottimo
genepì Occitan che si può trovare e degustare in loco.
 
Prouvenço aro,
mensile di cultura provenzale, edito a Marsiglia (F), pubblica a puntate un lessico sulla parlata di Marsiglia. Presenta tra l’altro sul numero di febbraio un interessante articolo sull’introduzione in Europa del tabacco, importato dai portoghesi fin dal 1559. Promotore dell’avvio di questo commercio fu un occitano Jan Nicot, ambasciatore di Francia a Lisbona, nato a Nimes nel 1550 e morto a Parigi nel 1600.
 
Canale 5 (Mediaset),
nell’edizione serale del telegiornale il 31 dicembre, parlando del cenone di Capodanno ha definito il formaggio di Castelmagno come il formaggio più pregiato al mondo.
 

L’AMICO BORIS PAHOR
Il 17 febbraio con grande piacere abbiamo visto l’amico de La Vous,  Boris Pahor, ospite della trasmissione televisiva “Che Tempo Che Fa”, di RAI 3, condotta da Fabio Fazio e il giorno successivo abbiamo letto una lunga intervista allo scrittore sulla pagina “Cultura e Spettacoli” del quotidiano “La Stampa” di Torino.
Ci è parso doveroso da parte nostra riproporre il profilo dello scrittore che avevamo già presentato ai nostri lettori nell’ottobre 2003 a pag. 7. Presentazione doverosa visto che l’opera, Necropolis, di Boris è candidata al premio Nobel per la letteratura.
Boris Pahor, sloveno, è nato a Trieste il 28 agosto 1913. Finite le scuole inferiori frequenta il seminario di Capodistria senza però completare gli studi. Si laurea in lettere all’università di Padova e si dedica all’insegnamento della letteratura italiana nelle scuole superiori slovene di Trieste. Con l’occupazione tedesca della Venezia Giulia, si unisce alle unità partigiane slovene che operano nella zona.  Catturato dai nazisti Boris viene internato nei campi di concentramento in Francia e succesivamente in Germania (Natzweiler-Struthof, Dachau, Bergen-Belsen).
Al termine del conflitto mondiale torna a Trieste  e aderisce all’associazionismo cattolico. Negli anni '50 diventa il redattore principale della rivista "Zaliv" (Golfo) che si occupa di temi letterari, ma anche di questioni di attualità. Nel 1975, insieme allo scrittore Alojz Rebula, pubblica il libro "Edvard Kocbek: testimone della nostra epoca" (Edvard Kocbek: pri?evalec našega ?asa): nel libro-intervista, il poeta sloveno denuncia il massacro di 12.000 prigionieri di guerra, appartenenti alla milizia anti-comunista slovena, perpetrato dal regime comunista jugoslavo nel maggio 1945. In seguito, le opere di Pahor sono proibite nella Repubblica Socialista di Slovenia e all'autore viene proibito l'ingresso in Jugoslavia.
L'opera più nota (candidata al Nobel) di Pahor si intitola "Necropolis", romanzo autobiografico sulla sua prigionia a Natzweiler-Struthof. Questo libro ha impiegato 41 anni per essere pubblicato in italiano. Tra i premi e i riconoscimenti ricevuti ricordiamo il Premio Prešeren nel 1992, il San Giusto d'Oro nel 2003 e la prestigiosa onorificenza francese della Legion d'onore nel 2007.
Da sempre difensore delle lingue minoritarie, vive a Trieste con un sogno:” fare di Trieste una città viva e plurinazionale, con il suo Carso sloveno e, certamente, la lingua italiana predominante. Più il dialetto: anche noi sloveni lo parliamo volentieri, è una specie di lingua franca di tutti i triestini.


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LA VOUS DE CHASTELMANH
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