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Detto
Dalmastro moriva nel novembre del 1975, stroncato
da una
lunga malattia. Sulla sua figura di uomo della resistenza
e di dirigente industriale, Mario Giovana aveva scritto
un ricordo pubblicato dallIstituto Storico della
Resistenza di Cuneo, intitolato Un uomo nella
Resistenza Detto Dalmastro (1907-1975). Il volumetto
è stato ristampato a cura del Centro Occitano
di Cultura Detto Dalmastro di Castelmagno
in occasione del decimo anniversario della scomparsa
di Detto. Dalla pubblicazione riportiamo la parte finale
e la corposa nota biografica. I funerali si erano svolti
a Cuneo davanti al monumento della Resistenza il 24
novembre 1975 con un commosso ricordo dellonorevole
Antonio Giolitti. Ecco la parte finale della testimonianza
di Mario Giovana:Detto, per circa trentanni
dopo la sua storia partigiana fino alla vigilia della
morte è stato organizzatore di cultura, di unità
dei resistenti non da reduci immelanconiti, non da sopravvissuti
alla loro avventura, ma da cittadini che continuavano
una milizia antifascista e democratica. Detto prediligeva
la giornata intensa, affollata di lavoro, di incombenze
sociali e di arricchimenti intellettuali. Giolitti porgendogli
il saluto estremo ai piedi del monumento alla Resistenza
Cuneese ne ha ricordato lelegante discrezione:
e fu davvero con questa delicatezza che Dalmastro non
lesinò a tanti amici veri o presunti il suo tangibile
appoggio, schermandosi dalle manifestazioni di gratitudine
scherzando sulle ingratitudini che non gli mancarono.
Si dichiarava un privilegiato perché aveva conosciuto
lagiatezza e questa gli permetteva di soccorrere
i meno fortunati: ma lo indisponevano i commensali che
sbriciolavano per passatempo il pane. Pensava di ritirarsi
a Cuneo ma non di pensionarsi come militante delle sue
convinzioni: si riprometteva di spendere ancora energie
con i giovani perché discutessero, capissero,
criticassero ma fossero forze vitali della battaglia
di rinnovamento della società. Di rado si stizziva;
ma loffesa grossolana, lo sgarbo intenzionale,
gli calavano sulle pupille chiare un velo di tristezza
che era la sua riprovazione. Supponendo di doversi congedare
dalla vita perché il male non gli dava tregua
badò che nessuno si allarmasse per il suo declino
fisico. Lultima,discreta mediazione, la effettuò
tra la propria sorte e le commosse apprensioni di quelli
che lo avevano caro. In stile da disadorno socratico,negò
alla morte il diritto di sopraffare il suo coraggio
civile, la sua sollecitudine per gli altri.
Detto Dalmastro è stato sepolto nel famedio dei
cittadini illustri nel cimitero di Cuneo.
Castelmagno, dove Detto ha combattuto la guerra partigiana,
dallinizio del 1970 ha potuto contare sulla sua
tangibile amicizia e solidarietà. Ricordiamo
soltanto tra laltro liniziativa del Natale
del Montanaro che ancora oggi ci consente di offrire
a tutti i castelmagnesi un attestato di simpatia.
Pubblichiamo
la biografia di Detto Dalmastro riportata nel libretto
di Mario Giovana.
Benedetto Dalmastro (Detto)nasce a Cuneo il primo
marzo 1907. Il padre Michele esercita la professione
di decoratore. La madre, Assunta Crini, toscana, contribuisce
attivamente alleconomia famigliare sbrigando anche
lavori di cucito a domicilio. Terminato il corso elementare
il giovane Detto è avviato, con non lieve sacrificio
della famiglia alla prosecuzione degli studi. Nel 1924
si diploma in ragioneria presso lIstituto Tecnico
Commerciale di Cuneo e nellottobre dello stesso
anno trova impiego alla Banca Provinciale di Cuneo.
Nel luglio 1927 deve lasciare il lavoro bancario per
il servizio militare di leva. Il primo agosto 1927 è
militare a Brà dove frequenta il corso allievi
ufficiali di complemento degli Alpini. Congedato, dal
primo genaio1928 si impiega al Reale Automobile Club
Italiano, sezione di Cuneo. Nel 1930 è nominato
Conservatore titolare e, poi, direttore della sede provinciale
dello stesso RACI. Nel frattempo iscrittosi alluniversità
di Torino si laurea a pieni voti in scienze economiche
e commerciali il 13 novembre 1936. Il conflitto mondiale
interrompe lattività lavorativa di Dalmastro,
ma la sua maturazione è quella della generazione
dalla quale nasceranno non pochi dei quadri partigiani.
Il primo settembre 1941 Detto è nominato sottotenente
di complemento degli Alpini e destinato presso il secondo
reggimento Alpini di Cuneo, dal quale verrà congedato
il mese successivo. Richiamato alle armi il primo febbraio
1942 e destinato a Torino e quindi trasferito a Verona.
Il tre settembre 1942 è assegnato alla compagnia
deposito del secondo reggimento Alpini. Il crollo del
regime fascista avvenuto il 25 luglio 1943 coglie non
impreparati i giovani ufficiali che larmistizio
dellotto settembre porterà alla scelta
resistenziale. Già lundici settembre Detto
è lanimatore del Gruppo Frise in Valle
Grana. Con il crescere dellebande e il loro
trasformarsi il divisioni Detto assume via
via responsabilità sempre maggiori fino a divenire
commissario politico del primo gruppo Divisione G.L.
Duccio Galimberti.
Alla liberazione il C.L.N. lo nomina commissario dellUfficio
Provinciale Trasporti di Cuneo, incarico che ricopre
nei difficili mesi di maggio-giugno 1945. Aderente sin
dagli inizi al Partito dAzione di Cuneo nel dopoguerra
vi milita attivamente con impegni a carattere regionale.
Lo scioglimento del Partito dAzione lo vede confluire
nel Partito
Socialista nel quale militerà con ininterrotto
fervore dal 1947 fino alla morte. Intanto Detto Dalmastro
ha modo di iniziare la sua attività di funzionario
industriale. Le sue capacità di organizzatore
e di realizzatore lo portano, il primo marzo 1947 alla
sede centrale della Cartiera Burgo di Torino con funzioni
di capo della segreteria. Il 20 luglio 1950 sposa Anna
Bocca che gli è stata compagna nel duro periodo
della guerra partigiana. Il 16 novembre 1960 è
nominato vice direttore presso la direzione generale
delle Cartiere Burgo e il l2 gennaio 1968 diverrà
direttore centrale delle stesse. Infine il 2 marzo 1968
giungerà alla carica di vice direttore generale
delle Cartiere Burgo conservando la carica di segretario
generale. La morte lo coglie il 21 novembre 1975 nel
pieno della sua maturità che lo vedeva esplicare
unattività vastissima fino a coprire contemporaneamente
le cariche di presidente o di consigliere di numerose
società.
Lattività professionale non limita però
i suoi interessi nel campo politico-culturale. Continua
la sua militanza antifascista dedicandosi allAMPI
di cui diviene presidente della federazione provinciale
di Cuneo dal 1964 alla morte.
Sostiene anche la carica di presidente dellAssociazione
Colle della Resistenza di Bossolasco. In occasione del
ventennale delle Resistenza è tra i promotori
più convinti della creazione dellIstituto
Storico della Resistenza in Cuneo e provincia, di cui
sarà ininterrottamente componente degli organi
tecnico-scientifici; così come, alla morte di
Franco Antonicelli gli successe nella presidenza dellArchivio
Nazionale Cinematografico della Resistenza.
Il suo impegno sociale lo portò a sostenere ogni
iniziativa che avesse per fine lo sviluppo e leducazione
democratica del paese. Fu tra gliAmici dellAstrolabio
fondatore e presidente del Club Turatidi
Torino; promotore dellAssociazione Progresso Economico;
consigliere sin dal 1962 della Società Promotrice
Belle Arti, dellAssociazione Arti Figurative;
fondatore e primo presidente dellAssociazione
Amici del Museo del Risorgimento di Torino; componente
del comitato esecutivo del Collegio Universitario di
Torino; presidente dellOpera Nazionale Maternità
e Infanzia della provincia di Cuneo. Dal 1967 al 1972
fu apprezzato presidente della Cassa di Risparmio di
Cuneo. Se Cuneo possiede il Monumento alla Resistenza
Italiana, forse la più riuscita e significativa
realizzazione di Umberto Mastroianni il merito va soprattutto
a Detto Dalmastro che lo ha voluto con assoluta determinazione,
sicuro che rappresentasse non la retorica ma lautentica
memoria di un periodo storico eccezionale.
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