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Dietro le facili suggestioni del folklore si nascondono
antichi rituali, densi di valenze evocative e ricchi
di cariche simboliche.
Riti ancestrali, nei quali si compenetrano e si confondono
sacralità liturgiche e trasgressioni profane,
hanno trovato negli estremi arroccamenti alpini luoghi
e occasioni per la loro sopravvivenza.
La tradizione è figlia della memoria. Il rito
della festa, che ne fa parte, si fonda sulla riproposta.
In alta valle Grana la festa è San Magno e il
rito antico é quello della Bahìo de San
Magn. Dagli avamposti montani alla pianura, non c'è
stalla che non rechi affissa, sulla porta, l'immagine
del santo soldato, protettore del bene più prezioso
(lou caviàl). E' un legame antico saldissimo
carico di spunti devozionali, che si è arricchito
nel tempo di elementi epico-leggendari ai limiti della
superstizione. Un richiamo forte percorre le montagne,
attraversa i secoli e muove le schiere dei pellegrini
che, il 19 agosto, salgono dal fondovalle e si riversano
dai valichi: Col dal Viridìou, Col de Valcouìero,
Col d'es Ìsquies, Col dl'Adoùs, Col dal
Bùou, la Crouséto.
La storia, il mito e la fede. Ci vogliono tutti per
creare una leggenda e per fare del luogo della sua riproposta
un punto di convergenza per chi è attento alle
sollecitazioni dello spirito e alle suggestioni dell'ultraterreno.
Ci voleva anche un eroe intrepido per coalizzare e catalizzare
tante realtà disparate. Occorreva un santo guerriero
per suscitare l'anima e la mente del popolo rude delle
nostre montagne. La coalizione è efficace e il
culto di San Magno resiste al tempo.
Se lou rumiage del santo protettore del bestiame continua
ad esercitare i suoi richiami, il merito è anche
della sua Bahìo.
Bisogna salire fin quassù infatti, il 19 agosto,
per vedere quello che è rimasto dell'ultima Bahìo
della valle Grana.
Fu alla fine del diciassettesimo secolo che l'urlo festoso
della Bahìo di Castelmagno venne soffocato dalle
imposizioni del feudatario del luogo.
Di fronte al Consiglio Comunale riunito per la circostanza,
il segretario Falco dichiara di "aver ricevuto
lettera in data 1.5.1688 direttagli dall'Illustrissimo
Signor Conte di Cartignano, Signore del presente luogo
con comando alla Comunità
o sij a me Secretaro a rapresentar alla medesima di
dover annicchillare affatto l'abbadia di questo luogo
con astenersi d'ogni sollazzo, anzi proibirsi a' tutti
li del luogo di non mai più esigere alcun reddito
o sij regalia portata da detta Abbadia in questo luogo".
I signori ai quali le nostre località erano infeudate
mal tolleravano la competizione delle compagnie festanti
capitanate dagli abati.
Per i monaci festaioli ogni occasione era buona per
dare libero sfogo alle loro aspettative ludiche (l'envéo
de regalàsse) in occasione dei riti carnevaleschi,
dei matrimoni (la barièro, la chabro, gli scherzi
agli sposi, delle feste patronali, del maggio, delle
coscrizioni, eccetera.).
Motivo dell'ostilità dei conti era il fatto che
le collettazioni, preliminari costanti dei riti gioiosi
della Bahìo, andavano a sovrapporsi inopportunamente
alle esazioni e alle regalie per le quali i signorotti
locali reclamavano diritti esclusivi.
L'anno 1688, quello della repressione comitale, è
tempo di vacche magre per la comunità di Castelmagno.
Nel capitolo precedente del registro degli Ordinati
si annota, per quell'anno: "non esserci modo possibile
di trovar partitante alla taglia
attesa la calamità
dei tempi e massimamente stanti le nevi causanti in
questo luogo che non si può seminare alcuna sorte
di sementi
".
Nel capitolo successivo si precisa: "a causa delle
gran nevi cadute sopra questo finaggio che ha estinto
li grani, impedito di seminar li marzaschi, rovinato
la maggior parte deli prati
.".
Quello delle "calamità dei tempi" fu
sicuramente un valido pretesto che andava ad aggiungersi
ad altre sciagure quali la grande pestilenza della prima
metà del secolo, con la grande carestia che ne
seguì.
La presenza dell'allegra brigata locale è comunque
gradita o quanto meno tollerata dai Conti quando si
tratta di ravvivare la festa e rendere meno noiose,
indisponenti e invise ai sudditi le loro visite ufficiali
in occasione dei passaggi di consegna del feudo per
diritti di successione.
Nel Carigamento del 1723 si legge che liure venti vengono
risarcite: "
a Gioanni Pessione fu Bernardo
detto "volpe" per opera cibaria somministrata
all'abadia di questo luogo all'occasione della regoisansa
con la venuta dell'Illustrissimo Conte a prender possesso
del feudo".
Dopo un secolo di silenzio i pubblici registri tornano
a parlare della Bahìo.
E' l'ultima testimonianza scritta di un'occasione di
"regoisansa" (la rejouissènço
di N. Saboly) svincolata e disinibita.
Furono questi forse gli ultimi fuochi di una Bahìo
libera, laica e festante.
Gli eventi bellici del 1744, quando le avanguardie gallo-ispane
saccheggiarono le borgate superiori del comune, contribuirono
sicuramente a dare il colpo di grazia alle inopportune
esuberanze della compagnia dell'abate.
Il ruolo della compagnia, prima annichilito e poi ridimensionato
all'inizio del '700, nella seconda metà del secolo
finisce per ridursi a compiti di mera tutela e sorveglianza,
in occasione delle solennità per il santo patrono.
Nell'Ordinato del 26.03.1792, nel quale si delibera
l'acquisto di quattro piume per il corpo della Badia
di quell'anno, troviamo, per la prima volta, conferma
scritta delle nuove competenze della Bahìo, ridotto
ad essere un corpo di guardia incaricato di vigilare
sul corretto svolgimento della festa e responsabile
del "buon ordine" della manifestazione.
Da allora fino all'anno 2000 si è impoverito
il cerimoniale delle nomine, si sono assottigliate le
file dei "monaci-soldati" e forse si è
trascurato qualcosa nel rituale e nel costume, ma ben
poco è cambiato nella sostanza.
Da sfrenati promotori di feste profane a comitato di
devoti vigilanti al servizio San Magno, in occasione
delle sacre funzioni nel giorno della solennità
del santo patrono. Il mutamento fu grande, ma necessario.
Le leggi evolutive non prevedono sopravvivenza per chi
non sa adeguarsi cambiando.
Pur in assenza di documentazione scritta, è evidente
come l'autorità religiosa locale, per la connaturata
ostilità della Chiesa nei confronti delle manifestazioni
pagane della tradizione locale e nello spirito di ricondurre
tutto sotto l'egida della cristianità, abbia
avuto un'importanza determinante nel ridimensionamento
dei compiti della Bahìo.
Opportuna o meno, l'ingerenza della Chiesa, se da un
lato minimizzò il ruolo della Bahìo, dall'altro
ne permise la sopravvivenza.
(fine della prima parte)
Renato Lombardo
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