Periodico di Notizie Comunali e Culturali del Centro Occitano di Cultura "Detto Dalmastro" Edizione online




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RESCOUNTRAR CASTELMAGNO
(Incontrare Castelmagno)
Presentazione del libro


I giovani obiettori di coscienza offrono il loro impegno per la comunità castelmagnese da 28 anni, ma finora era mancata la testimonianza di chi ha scelto consapevolmente il servizio civile e ha deciso di viverlo a fianco dei montanari.
La lacuna è stata ora colmata da Flavio Menardi Noguera, che, arrivato a Castelmagno nel mese di giugno del 1976 vi è rimasto fino al mese di febbraio del 1978. Ma anche dopo il congedo Flavio ha continuato a collaborare con le nostre iniziative culturali coinvolgendo altri obiettori di buona volontà, quali Daniele De Bortoli e Sergio Brumana.

"Rescountrar Castelmagno" , che offre il titolo a questo volume, e l'appuntamento che anno dopo anno promuove l'incontro dei giovani che hanno prestato il servizio civile nel nostro paese, sono due iniziative fra le tante che dovrei citare, che fanno onore agli obiettori che le hanno promosse.
Castelmagno è stato il primo comune italiano a chiedere e ottenere l'impiego dei giovani che per ragioni ideali rifiutavano la divisa militare del servizio di leva obbligatorio e sceglievano il servizio civile sostitutivo. Era la fine del 1973 quando il Consiglio comunale autorizzava il sindaco a firmare la Convenzione con il ministero della Difesa. Era stata appena approvata dal parlamento la legge che riconosceva ai giovani cittadini il diritto all'obiezione di coscienza al servizio militare. Oggi ogni anno sono decine di migliaia coloro che scelgono il servizio civile. Allora erano invece meno di cento in tutta Italia e quasi tutti per questo venivano arrestati, processati, condannati e quindi obbligati a scontare la pena nel carcere militare.
Va quindi dato atto agli amministratori comunali di Castelmagno per la scelta coraggiosa, tanto più significativa, perché era in contrasto con la tradizione montanara che voleva i giovani di leva abili all'arruolamento nelle truppe alpine. Molti altri comuni della provincia di Cuneo ci hanno poi seguito. La legge sull'obiezione era diventata operativa ma non c'erano gli enti pubblici disponibili a utilizzare i giovani che nel frattempo erano stati scarcerati. Ricordo che a Roma, per la firma della prima Convenzione, c'erano con il sindaco di Castelmagno 4 presidenti di provincia i quali più nolenti che volenti avevano dovuto ubbidire agli inviti delle segreterie dei partiti che in parlamento si erano schierati per l'obiezione di coscienza. Non era il caso di Castelmagno.
A Roma, dopo la firma, ci dissero che per avere gli obiettori dovevamo andare a Trieste dove un gruppo di giovani stava seguendo un corso di formazione presso l'ospedale del professore Franco Basaglia, lo stesso a cui si deve la legge che ha chiuso i manicomi.
E così un giorno io e l'amico Silvio Einaudi abbiamo attraversato l'Italia del nord fino al capoluogo giuliano. Spiegando la scelta del nostro piccolo comune, e non tacendo le condizioni ambientali disagiate che avrebbero trovato, siamo riusciti a convincere 4 giovani che nell'autunno successivo sono arrivati a Castelmagno avviando l'epopea pionieristica del servizio civile che continua ancora oggi, sia pure in una situazione molto diversa.
Nei primi anni gli obiettori arrivavano dalle province settentrionali, in seguito anche i giovani cuneesi hanno cominciato a scegliere Castelmagno. E tranne poche eccezioni tutti si sono impegnati nel lavoro quotidiano manuale e di assistenza. Li ricordo tutti con gratitudine ma purtroppo non è possibile citarli tutti. Ne ricordo quindi solo alcuni il cui esempio è ancora vivo nella memoria dei castelmagnesi.
In primo luogo Ezio Rossato, purtroppo scomparso, alle cui sollecitazioni fece seguito la storica delibera comunale a firmare la convenzione.
E poi Costanzo Martini, scrittore e giornalista, pure lui non più con noi, il quale prima di scegliere la destinazione mi chiese se l'avremmo volentieri accettato. Non posso dimenticare Sergio Belotti che un giorno dovetti accompagnare a Palazzolo Sull'Oglio (BS) perché dopo 8 mesi di ininterrotto servizio rimandava sempre il viaggio a casa dai genitori. E infine Luca Margaria che ha dato tanto agli anziani e ai malati e che poi scelse la vocazione religiosa.
Sarebbe probabilmente necessario un nuovo libro per raccontare i cento e cento episodi che hanno avuto per protagonisti gli obiettori di Castelmagno. Il bel volume di Flavio pur nel periodo di tempo limitato a cui si riferisce, mi pare però sufficiente a dare smalto ad una piccola comunità e al lavoro generoso degli obiettori di coscienza.

Gianni De Matteis
Presidente del Centro Occitano di Cultura "Detto Dalmastro" di Castelmagno



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